Coro "Santo Stefano" del Duomo di Caorle

Leggi la storia del coro del Duomo di Caorle, consulta il repertorio e clicca sui video proposti per ascoltare alcune esibizioni. Se sei membro del coro inserisci Username e Password negli appositi spazi per accedere all'area delle prove di canto.

 

Storia

Si hanno notizie di un gruppo di cantori della Cattedrale di Caorle già a partire dal XIV secolo, costituito essenzialmente dai canonici del Capitolo, che cantavano il gregoriano durante le Messe solenni, specialmente alla presenza del Vescovo. Più recentemente, già dal 1800, abbiamo notizie di una schola cantorum, che eseguiva, tra gli altri, canti polifonici e tradizionali. Questa tradizione è stata alimentata, negli anni del secondo Dopoguerra, dallo zelo del parroco mons. Felice Marchesan, il quale, sotto la guida del direttore Tarcisio Gusso, ha costituito un gruppo corale di cui alcuni cantori prestano ancora oggi il loro servizio. Alla direzione si sono quindi succeduti Mariliana Gusso, Federico Pedrina e Roberto Taverna, attuale direttore. Recentemente il Coro del Duomo di Caorle si è rinnovato, grazie all'impegno di un gruppo di giovani cantori che animano le Messe parrocchiali delle 9:30 e delle 12:00.

Il coro anima le funzioni nelle grandi solennità liturgiche: Natale, Santo Stefano (patrono della città) ed Epifania, le celebrazioni della Settimana Santa, Pasqua e tutte le altre celebrazioni alle quali la comunità intera è chiamata a partecipare, con lo spirito di servire il Signore favorendo, col canto, la preghiera. Le prove si svolgono solitamente la sera del venerdì, e in altri giorni a seconda delle necessità, nella sala Odone Rossi del Centro Pastorale Parrocchiale (entrata da calle Falconera). Se anche tu, uomo o donna di tutte le età, senti di poter contribuire con la tua voce, rivolgiti al direttore o ai coristi che conosci, o semplicemente vieni a frequentare le prove di canto.

Dal discorso di Papa Benedetto XVI ai cori parrocchiali

[B0645-XX.02] del 10 novembre 2012

La Costituzione Sacrosanctum Concilium, in linea con la tradizione della Chiesa, insegna che «il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne» (n. 112). Perché «necessaria ed integrante»? Non certo per motivi puramente estetici, in un senso superficiale, ma perché coopera, proprio per la sua bellezza, a nutrire ed esprimere la fede, e quindi alla gloria di Dio e alla santificazione dei fedeli, che sono il fine della musica sacra (cfr ibid.). Proprio per questo vorrei ringraziarvi per il prezioso servizio che prestate: la musica che eseguite non è un accessorio o solo un abbellimento esteriore della liturgia, ma è essa stessa liturgia. Voi aiutate l’intera Assemblea a lodare Dio, a far scendere nel profondo del cuore la sua Parola: con il canto voi pregate e fate pregare, e partecipate al canto e alla preghiera della liturgia che abbraccia l’intera creazione nel glorificare il Creatore. [...]

Cari amici, voi avete un ruolo importante: impegnatevi a migliorare la qualità del canto liturgico, senza aver timore di recuperare e valorizzare la grande tradizione musicale della Chiesa, che nel gregoriano e nella polifonia ha due delle espressioni più alte, come afferma lo stesso Vaticano II (cfr Sacrosanctum Concilium, 116). E vorrei sottolineare che la partecipazione attiva dell’intero Popolo di Dio alla liturgia non consiste solo nel parlare, ma anche nell’ascoltare, nell’accogliere con i sensi e con lo spirito la Parola, e questo vale anche per la musica sacra. Voi, che avete il dono del canto, potete far cantare il cuore di tante persone nelle celebrazioni liturgiche.

Cari amici, auguro che in Italia la musica liturgica tenda sempre più in alto, per lodare degnamente il Signore e per mostrare come la Chiesa sia il luogo in cui la bellezza è di casa.



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